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il dubbio della traversata a vela   4 comments

Non ho dubitato il viaggio sarebbe stato splendido, neppure che l’occasione di una simile traversata in barca a vela fosse unica.

Meno di tutto, ho dubitato del capitano Francesco. Da subito ha guadagnato la mia simpatia, per una forte somiglianza con un mio amico carissimo (lo Zio Zeb), e poco dopo è arrivata la fiducia. Al nostro primo incontro, era brillo oltre ogni ragionevole dubbio. Ciò nonostante, i suoi modi, sotto un velo di rudezza da comandante con tanta birra in corpo, erano nella pratica estremamente premurosi ed attenti. “Cavalleresca” è l’aggettivo che che emerge naturalmente quando ripenso alla sua indole. Un’inclinazione interiorizzata a tal punto da non permettere al suo stato “allegro” di intaccarne la sostanza. Una simile dimostrazione mi ha presto convinto di non poter ricevere alcun male “gratuito” da lui.

E c’è dell’altro. Mentre pensavo di non accettare la sua offerta, per apprezzare quanto fatto, gli propongo comunque la birra che ci aveva chiesto come ringraziamento del passaggio. Arrivati alla birreria, attacca a parlare con un gruppo di simpatici ragazzi veneti (nove ragazzi ed una ragazza, quest’ultima assolutamente tranquilla, pur circondata da vigorosi ragazzoni) e dopo due parole, chiederà di unirsi a noi in un giro al  porto e di birre. Prima di invitarli, il capitano mi dice, a parte “Sarebbe carino farli partecipare, no?”

Assento, ed il modo in cui lo dice mi colpisce. Ripensandoci, credo sia una chiave importante. Forse, le azioni che gli ho visto compiere, la parole, colte ed eleganti che gli ho sentito pronunciare, fossero la manifestazione di un desiderio di ospitalità e condivisione. Un modo per comunicare il bello che aveva trovato nella sua esistenza, in special modo se legato all’esperienza diretta della sua terra, ma non solo e non necessariamente.

Quindi, a farmi esitare nell’accettare la sua offerta non sono dubbi sulla persona o sul viaggio (che è dono prezioso, perché a Cagliari, in qualche modo, dovremo arrivare entro l’ultimo giorno), ma sul nostro scopo.

Cerco di pensare rapidamente. Con il viaggio salteremo una serata. non sarebbe un problema di “sopravvivenza”, a Cannigione è andata molto bene, e con i 26 euro di cassa potremmo sopravvivere tre giorni. Ma questo non è il nostro scopo primario, piuttosto è la necessità che ci aiuta a raggiungere lo scopo, che è invece di parlare e far riflettere il maggior numero di persone possibile, e saltare una serata mi sembra contrario a questo.

Ma (grosso ma 🙂 ) c’è qualcosa che mi fa esitare nelle parole di Paola e di capitan Francesco… come faccio a trasmettere senza conoscere?

Non afferro con la ragione, ma qualcosa di sottile “mi arriva” e allora chiudo gli occhi e… vado.

Alla fine della serata, avremo parlato con i “Veneti del Capitano”, e questo “imprevisto” ripagherà la fiducia nel viaggio, in meno di un’ora sulla nostra scelta.

Buona sorte allora ai Veneti, con cui ho scambiato poche parole, ma da cui ne ho ascoltate di sagge e di curiose. Incontrare ragazzi disponibili e coraggiosi abbastanza da seguire ed ascoltare uno sconosciuto incontrato in birreria, fidandosi di qualcosa di impercettibile, ma palpabile, aiuta anche il mio spirito ad aprirsi. Buona sorte dunque a tutte le anime aperte e coraggiose, ed a tutti coloro che amano a tal punto la bellezza, da avere il profondo desiderio di condividerla

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