Archivio per la categoria ‘Mettiti nei suoi panni – edizione 2013

La barchetta in mezzo al mare   2 comments

tramonto sul golfo di Orosei

tramonto sul golfo di Orosei

Perché se vedo una cosa tanto bella mi viene da piangere?

Mi sembra che sentire tutto il bello che può esserci, ad esempio in un paesaggio, apra in qualche modo la porta all’idea di condivisione e quindi anche alla consapevolezza della sofferenza.

Forse perché le emozioni sono tutte collegate, e se ascolti quelle belle non puoi non sentire anche le altre.

O forse perché l’apertura che questo viaggio ha richiesto e richiede, porta la voglia di condividere tanta meraviglia, e a domandarti perché tutto questo bello non possa raggiungere o essere raggiunto da tutti ed essere così, gratuito, come i raggi del sole, come il mare, come queste catene di monti che sorgono dall’acqua come una marcia trionfale e potente, che se hai la fortuna di sentire non puoi più preoccuparti d’altro.

Paola

Niente paura! :-)   1 comment

Autostop.  E se non arriviamo in tempo?  E se ci carica qualcun che poi guida come un pazzo? Come fai a fidarti?   Non lo so.

Se non scappi dalla vita, la vita ti viene incontro. (Anche se a volte può avere l’aspetto di un treno in corsa).

Mezzogiorno. L’ora peggiore per fare autostop.  Estate, sole a picco, la gente tutta al mare o a pranzo e noi con i soliti zaini himalayani a cercare una piazzoletta con un po’ d’ombra che sia visibile arrivando e che consenta alle auto di fermarsi.

Shock ha un momento di abbiocco, si sdraia a dormire su n muretto. Composto, però!  E gli zaini messi in ordine che altrimenti sembrano di più. 

“In Sardegna non è come in Corsica, difficile trovare un passaggio.”  Non ci pensiamo.   Tiro fuori il dito e comincio.   Nessuna vergogna. Questo è un punto importante.  Sto chiedendo un passaggio, non disturbo nessuno. In genere chi carica ha voglia di parlare, quindi c’è lo scambio.

In effetti, dopo un po’dei soliti sguardi straniti, due o tre auto rallentano, vedono che siamo in due con una montagna di roba e fanno segno di “scusa”.

E poi si ferma il primo. E’ un signore brizzolato sui sessant’anni.  Sorride: “Dove posso portarvi?” “Lei dove va?”  “A Capo d’Orso”.  “Va bene”.

Non sappiamo ancora esattamente dove andare, in uno dei paesini più giù, raccoglieremo informazioni durante il viaggio.

Questo passaggio è breve, ci lascia ad un bivio e mentre ci inerpichiamo su per una salita con un panorama mozzafiato su Palau metto fuori il dito per non perdere tempo.

E si ferma un’altra auto.   Sono in due, una coppia che ha deciso di cambiar vita e ormai da vent’anni si sono trasferiti a Palau, dove hanno aperto una scuola di sub.  “E voi da dove venite?”   “Da Torino e …   e si scatenano le coincidenze.

Lei conosce bene Ivrea e un sacco di persone che conosco anch’io. Insomma, ci ritroviamo a bere caffè sulla loro barca e a fare la doccia nell’ufficio del porto che fa da appoggio.

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Ci hanno portati a Cannigione. Dicono che la sera è piena di gente, bambini, mercatino…

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Facciamo in tempo a provare un po’di coreografia e risfoderiamo il numero del pupazzo dell’anno scorso. Poi, via con le storie.

La gente si ferma, ascolta un po’, lascia una moneta nel cappello e se ne va.   Se alla fine della storia qualcuno è rimasto, lo avvicino e spiego cosa stiamo facendo. Anche i cartelli aiutano tanto.  Un signore ci fa i complimenti: “Io non so se avrei il coraggio di fare una cosa simile”.

Già il fatto che si sia posto la domanda, per noi è un risultato.

Alle 23,30 smettiamo.  Abbiamo fatto ventitrè euro e ventitrè.  E andiamo! 🙂

Ci concediamo nientemeno che una pizza e una focaccia al mirto seduti a tavolo, così chiediamo se ci fanno ricaricare i dispositivi.

Io sono ancora truccata da pagliaccio.  Dopo cena andiamo a recuperare la nostra roba in barca, dove Ludovica e Fulvio stanno dormendo. In fondo al molo c’è una luce, mi fermo a struccarmi.

“Ciao ragazzi, voi mi sembrate artisti di strada”.        “Ma va?”

Si chiama Francesco, è decisamente brillo. Attacca un bottone senza senso e ci offre un passaggio fino a Cagliari sulla sua barca.  La prendiamo sul ridere, ma lui insiste perché andiamo a vedere la barca, che effettivamente esiste, è una barca a vela con due cabine (ci sta offrendo anche di dormire lì stanotte).  Trenta ore di navigazione… salteremmo uno spettacolo, ma o recupereremmo l’ultimo giorno, se fossimo già la.  Salteremmo tutti i paesini dove volevamo andare, a Cagliari ci hanno detto che non si può fare teatro di strada.

“No, grazie, la proposta è molto allettante ma non possiamo accettare, abbiamo un “missione” da compiere.”

“Siete proprio due coglioni, ma quando vi ricapita un’occasione così, non si può offrire niente se prima non si è imparato, io vi sto offrendo di vedere una cosa che non avete mai visto, la Sardegna mostrata da un sardo, ma se non vi interessa sono cazzi vostri.”

Sarà anche un po’ bevuto, ma dice delle cose molto sensate.  Sembra abbia voglia di dare, ci sta offrendo un dono prezioso, e noi che parliamo tanto di comunicazione, lo rifiutiamo?

Shock riflette, non è convinto, ma vede il mio entusiasmo e mi lascia l’ultima parola.

Respiro lungo. Mi sento una grande responsabilità.   Dalla barca si può aggiornare il blog.            Mi rilasso, mi ascolto.     “Andiamo.”

(Paola)

sullo scoglio… e sulla fiducia   1 comment

l’ultima notte a Palau raccimoliamo pochi soldi, ma moltissime persone si fermano a guardarci ed a leggere i nostri cartelli , persino due vigili, che poi si allontanano parlottando tranquillamente. Non avere molto non è un problema, i poco più di dieci euro sono sufficienti a farci mangiare adeguatamente il giorno dopo. Torno verso “casa” fiducioso.

La Luna è piena, e su “casa”, il “nostro scoglio” è splendente ed illumina tutta la collinetta e la scogliera dietro selvagge e misteriose. Nostro Scoglio si affaccia direttamente sul mare. Chiunque entra od esca dal porto di Palau può vederci , ma così noi possiamo sentire il mare sugli scogli, il vento veleggiare sulla nostra tenda, la vegetazione riposare alle nostre spalle.

E poi, noi siamo qui “per farci vedere”, ed ogni modo, che sia rispettoso dei luoghi in cui siamo ospitati, è bene accetto, anche se potrebbe darci dei problemi. Cosi’, alla fine noi e i nostri cartelli, passiamo la notte a un metro dal mare.

Mi addormento fiducioso non avremo problemi nella notte,  come sarà in effetti. l’unico imprevisto è lo smarrimento di cinque dei dieci euro di giornata… i restanti cinque per mangiare tutto il giorno seguente, in due, in effetti potrebbero esser stretti, ma abbiamo ancora qualcosa in cassa, e comunque l’indomani ci penseremo.

La mattina, dopo i sonnacchiosi preparativi, una volta pronti, raccogliamo bagagli e spazzatura, e visto che la stiamo raccogliendo, facciamo ancora un giro nei dintorni, per raccogliere plastiche e oggetti “alieni”, rimasti qui da “epoche precedenti”… perché ci piace ripagare l’ospitalità di “nostro scoglio” mostrandogli la nostra gratitudine… che viene presto e nuovamente ricambiata: portati via dal vento, ma rimasti impigliati, ci sono i cinque euro smarriti. Il prossimo pasto sarà dedicato allo scoglio, alla sorte, ed alla fiducia.

Shock

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il nostro scoglio al tramonto

La nonna dello scoglio   Leave a comment

 

Com’è venuto, il temporale se ne va e il resto della giornata vola via. La scaleta per le storie da leggere, la pasta sul mitico fornello “Trangia”, la cassa da recuperare entro le 20.00 all’Ufficio del Turismo… in un attimo è buio, arriviamo in piazza per le 22.00.

I bambini di ieri non ci sono stasera, forse perché è troppo tardi. Cominciamo a leggere fiabe per pochi che passano e vanno, però ad un certo punto si sente un piccolo applauso alle nostre spalle. Due o tre famiglie con bimbi piccoli sono sedute lì: “Bravi, coraggio, non disperate!”

E poi arriva. “Io sono una bambina”. E si siede.

L’abbiamo conosciuta stamattina, è arrivata sul “nostro” scoglio e ha detto: “Oh, ma questo è il mio posto.” Aveva voglia di parlare, ci ha sorriso: “A ottantaquattro anni le mie amiche sono quasi tutte morte, mio marito non c’è più, non mi capita mai di poter chiacchierare con qualcuno”.

E siamo stati insieme circa un’ora e mezza, sugli scogli di Bau Bau Palau, a condividere un po’ di bello.  Perché il bello fa bene.

Naturalmente le abbiamo raccontato la nostra storia, e la sera è venuta a sentirci.  Poi un gruppo si è messo a suonare e noi ci siamo spostati al parco giochi più in là.

“Posso contribuire?”  “Certo!”

Grazie, nonna dello scoglio, e scusa tanto se non ricordo il tuo nome! 🙂

(Paola)

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Bau Bau Palau   Leave a comment

La (pulitissima) spiaggia per cani di Palau

La (pulitissima) spiaggia per cani di Palau

Bau Bau Palau è il nome della spiaggia libera per cani di Palau.

E’ un bel tratto di costa, a tratti sabbioso, a tratti no. Per noi randagi sembra fatto apposta.

L’avevamo identificato nel pomeriggio e adesso, dopo il salottino, belli stanchi e stracarichi (ma cos’è che avremmo potuto non portare?!…) cerchiamo di capire se è più probabile che ci mandino via dalla pineta o dagli scogli, visibilissimi da Palau.

Stasera siamo timidi, già detto, andiamo in pineta.

Il vento tra i pini ulula veramente forte. Ad un certo punto ci svegliamo domandandoci se non ci sia il pericolo che un pino cada sulla tenda. Per quanto mi riguarda ho troppo sonno, spero che cada un po’ più in là….

Funziona. Alle prime luci dell’alba siamo ancora vivi. Qualcuno si aggira per la pineta, sta ripulendo. Meglio spostarsi.

Raggiungiamo una piazzoletta rocciosa di fronte a tre scogli, piantonata stabilmente da quattro cormorani frikkettoni e un gabbiano che invece se ne sta tutto fiero su uno scoglietto un po’ scostato. Quello diventerà il nostro campo base.

Uno alla volta, (per non lasciare le nostre cose incustodite e non portarci sempre tutto il peso) durante il giorno, andiamo in paese. Shock ha fatto la spesa (con dieci euro in due si mangia da paura) e a me tocca andare all’ufficio del turismo per chiedere se ci fanno ricaricare i dispositivi elettrici. Parto che il cielo sta diventando sempre più nero, torno sotto un diluvio.

Da lontano vedo l’intrepida tendina sbatacchiata dalla furia degli elementi. Shock è dentro con tutti i bagagli. Da uno spiraglio mi sorride barbuto. Sono a “casa”!

Paola

La prima sera   Leave a comment

La prima sera siamo… timidi.

E’ come se cercassimo di non farci notare troppo. Credo che Shock sia un po’ più spaventato di me all’idea che i vigili ci mandino via, ma non sembra per vergogna o paura per qualcosa di personale.

E’ che il RISPETTO è importante. Non vogliamo invadere o calpestare, o imporre.

Come si fa a catturare l’attenzione senza essere invadenti?

…idea!

Facciamo un salotto.

Sugli scalini della piazzetta “Due palme” di Palau, cominciamo a preparare il nostro salottino.

Passa un bambino, ci guarda incuriosito.     “Vuoi sentire una storia?”      “Sì.”

Chiama un amico, poi un altro, altri tre ne arrivano.

E questa sera racconteremo per loro, che vanno e vengono e ogni tanto vanno a farsi una corsa e poi quando tornano vogliono stare vicini vicini a sentire la storia. Anzi, ne raccontano qualcun anche loro.

Due ore e mezza volano via. Sono andati a chiedere qualche sono andati a chiedere qualche soldino ai loro genitori, perché hanno visto il cartello, e tr le varie storie abbiamo raccontato la nostra. Missione compiuta! =)

Paola.

SalottinoCantastorie

SalottinoCantastorie

verso Palau   Leave a comment

ok, andiamo a Palau… ma come arrivare a Palau? In autostop! A quanto pare, del bizzarro mix di artisticità, cultura e comunicazione eco-sostenibile (e pure un po’ “veggy”), che portiamo avanti,  l’autostop è ormai divenuto parte integrante.

Ed oltre che economico, è pure coerente: non modifichi il percorso di un’auto già sulla propria strada, e non prendi un’altro mezzo (quindi è una modalità eco-friendly), conosci un’altra persona o gruppo di persone, (quindi è un’occasione di comunicazione), ed infine è una dimostrazione di fiducia nel prossimo (quindi… Niente Paura :-)). C’è da esser felici di questa scelta!

Ora che abbiamo la premessa filosofica (e ne siamo ringalluziti), sarebbe bello realizzare la parte pratica… trovare il passaggio! Santa Teresa all’ora di pranzo del 19 Agosto, offre condizioni per cui un po’ di sano ottimismo ed una buona dose di convinzione non guastano: Sole a picco, neanche una nuvola, poche macchine, e sguardi “scientifici” da parte dei guidatori (tipo zoologo che ha appena visto un gorilla albino) ci fanno capire come pochi chilometri di mare bastino per una Differenza Culturale: in Corsica il passaggio è di pubblico dominio, in Santa Teresa… no.

Facciamo un po’ di strada, carichi come due portatori nepalesi, e dopo qualche tentativo, dopo esser già giunti sulla statale di Palau, due ragazze, cercatrici anche loro del bello e di qualcosa di diverso, nell’accezione pragmatica di una spiaggia nuova, ci danno un passaggio.

Alla fine, per quei cerchi del destino per cui non sai mai quanto del caso e quanto del “destino” ci sia nella strada che percorri, arrivano da Ivrea.

Parliamo delle nostre rispettive ricerche, delle esperienze di teatro, e di autostop: bello farlo, ma fa paura.

Per la ricerca della spiaggia, la cartina della Sardegna torna utile, per le scelte sul futuro, non abbiamo mappe, ma fiducia (declinabile, secondo l’inclinazione personale, in ottimismo o incoscienza) e sull’autostop… beh, è bello, e dall’esperienza, episodica e personale (che però arriva a diverse migliaia di chilometri) non pericoloso, conoscendo un po’ di linee guida (un po come attraversare la strada).

Alle porte di Palau ci salutiamo… buona fiducia (anche per l’autostop :-)) e buone spiagge.

Shock.

Cercatrici di spiagge

Cercatrici di spiagge