Archivio per la categoria ‘METTITI NEI SUOI PANNI 2012

festa paesana di San Cataldo   Leave a comment

Con Daniela ed Elisa ci siamo incontrati nella notte,  alla festa paesana di San Cataldo, dopo aver mangiato la pizza ed aver bevuto un po’ dell’acqua donateci dal prete di Lecce, acqua che abbiamo razionato per alcuni giorni a venire. Mentre lasciamo la piazza e rifletto su questo gesto, a mio parere esemplarmente cristiano, Paola chiede a una coppia, madre e figlia, dove sia il vecchio campeggio/ostello di San Cataldo. “Vi accompagnamo” dice Elisa, la madre, con una voce fiabesca, bianca e morbida come una nuvola primaverile. “Mi avete salvata”  aggiunge più pragmaticamente sorridendo Daniela, la figlia, mentre evaporano le ultime note di una partecipata mazurca, a quanto pare molto apprezzata dai locali.
Arrivati davanti all’ostello comunale, un luogo dimenticato ormai dagli uomini, abbiamo provato a legger loro qualcosa, sfidando, nell’ordine, la tramontana, l’illuminazione poco illuminante, la passeggiata lungomare deserta, e anche la cassa acustica, la cui batteria non da segni du vita.
Alla fine, probabilmente mosse a pietà, ci offrono di tenere la cassa a casa loro, per vedere se possa comunque esser ricaricata.
La batteria non darà più segni di vita, ma il giorno a seguire, finiremo col passarlo ospiti di madre e figlia dalla mattina fino al tardo pomeriggio, riscoprendo, un passo dopo l’altro, qualcosa di intimo ma condiviso, ascoltandoci nelle comuni difficoltà di voler esprimere qualcosa di creativo, personale ed etico, cercando di non adottare il successo economico come metro unico della propria realizzazione. Scopriremo di essere tutti artisti, in modo diversi, e di cercare tutti una via per esprimere la propria bellezza, facendo si che allo stesso tempo il mondo diventi più bello.
Forse dovrei tornare a trovare la parte razionale, andata in vacanza anche lei, si vede. Potrebbe salvarmi da pensieri assurdi, tipo: “È una fortuna la rottura della cassa, se permette di incontrare altri simili ‘in cerca’”. O ancora peggio “buoni e puri sono silenziosamente ovunque nel mondo, ed è proprio un piacere incontrarli.”

Andrea

Azzurro mare cielo   Leave a comment

Quest’anno faccio fatica a scrivere.
Non trovo le parole, mi sembrano tutte banali. Tutto telefonato.
Azzurro mare cielo occhi che sorridono
incontri stupore meraviglia sapore di sale accoglienza.
Senso di libertà, di possibilità.
Buona strada! 🙂

Paola

di rigeneranti affinità e intenti   1 comment

Io credo, che ciascuno abbia la necessità, poco o tanto nascosta dentro di se, di condividere qualcosa di intimo. È una cosa tanto personale che spesso servono intime frequentazioni di mesi o anni, ed a volte io tempo non è più un alleato, perchè senza desiderio e fortuna, la consuetudine e la norma,  in forma di maschere personali, permettono un’equilibrio spesso non soddisfacente, spesso tranquillizante, qualcosa di generico che non dia troppe scosse, troppe conseguenze.
Incontrarsi invece mentre siamo per strada è un’enorme possibilità: poter condividere “come non ci fosse un domani” :-)… senza conseguenze, senza opportunismi.
Vorrei trovare spiegazioni: perché è cosi facile trovare rigeneranti affinità e intenti nei nostri incontri.

Andrea

Appunti viaggio – si continua –   1 comment

Fare autostop in Puglia è cosa da alieni.
A meno che non incontri qualcuno che “l’ha fatto da giovane”, pochissimi si fermano, e ti guardano come se fossi sceso da Marte.

Qualcuno fa dei gesti, che vanno da “mi dispiace, siamo pieni”, a “fatevela a piedi”, magari con una risata di scherno. Molto frequente anche “giro appena li avanti”. Sembra esserci sempre un bivio invisibile poco più in là, forse si materialzza appena ci fermiamo…

… e poi eccolo: l’abitante del luogo, quello che l’autostop l’ha fatto da giovane, e cerca di convincere il figlio che è un bel modo di viaggiare, ma il figlio, sui vent’anni, ha paura, forse si vergogna.

Perché, diciamolo, chiedere è un po’ da sfigati. E gli sfigati fanno paura.

Noi comunque siamo fortunati. Arriviamo a destinazione.

Ieri siamo partiti a piedi da San Cataldo, attraverso il parco naturale delle Cesine, dopo il piacevole pranzo e la chiaccheratona con Elisa e Daniela di Asti.

Le Cesine sono un’oasi del WWF.
Bellissima, però ad un certo punto è diventato buio. Fare autostop sulla strada? Nessuno si ferma, facciamo paura.
Al limitare dl parco c’è una villa illuminata. Proviamo a suonare.

“CHI È?”
“Vorremmo delle informazioni…”
“TIENI IL CANE!”
Oddio il cane… – mi nascondo dietro Andrea – se mangia prima lui, magari mi lascia stare.

Insomma chiediamo informazioni. Subito sembra che vogliano solo che ce ne andiamo. Esce una donna, poi anche un uomo, sono di Torino anche loro.
Non spiego cosa stiamo facendo, non paiono interessati, ma al momento giusto (dopo aver sentito che ci sono sette chilometri fino a San Foca, dove siamo diretti, e proprio non ce la posso fare a farli adesso con questo zaino, dopo averne gia fatti più o meno altrettanti), dico: “mah… noi avremmo una tendina…”

Ci rispondono che possiamo metterla lì, fuori dalla loro villa.
Ci chiedono se abbiamo bisogno d’acqua, sono diventati gentili. Ci hanno guardati negli occhi, hanno avuto meno paura.

Beh, consideriamo, è comprensibile. Arrivano due tipi di notte, in un posto così isolato, e più che normale. Sono stati gentili.
Poi rifletto.
Ma è davvero normale che tra esseri umani ci sia tutta questa diffidenza, che tutti abbiano paura di tutti? Io stessa non mi sono fidata a suonare il campanello da sola, lasciando Andrea a fare autostop sulla strada. Non sapevo chi avrebbe potuto aprirmi.
La mattina dopo ci ha portato il caffè, abbiamo parlato.

Io credo sia importante quello che facciamo. Spezzare il circolo della paura, cercare umanità, trasmettere umanità.

Da piccola sognavo spesso che c’era un gigante di cui tutti avevano paura. Io andavo a parlargli e scoprivo che in realtà non era cattivo e diventavamo amici. Poi andavamo insieme in paese, mi portava a spalle e vissero tutti felici e contenti.
Non riesco a smettere di credere alle favole.

Paola

appunti di viaggio   Leave a comment

Quella di “mettiti nei suoi panni” è un’esperienza di conoscenza emotiva, con il cuore: conosco qualcosa perché la vivo, l’ho vissuta, non perché l’ho pensata. In un certo senso questo non porta più conoscenza, ma conoscenza diversa, più personale, più intima.
Ad esempio, avrei potuto pensare anche prima che esistessero preti sorridenti, solidali, con un passato da autostoppista, ma incontrarlo fuori dallo stadio di Lecce, quando cala la notte sulla periferia e le vie diventano sempre meno percorribili, e riceverne passaggio fino a S. Cataldo, rende questa figura un essere umano reale, “vero” anche al cuore. Da corpo ad un pensiero, rende il concetto tangibile, “toccabile”. La differenza è quella tra sentir descrivere un pasticciotto ed assaggiarlo. Mangiato è molto più buono che pensato :-).
Andrea

Ora di andare :-)   Leave a comment

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa Via prosegue senza fine, lungi dall’uscio dal quale parte.

Adesso la Via è fuggita avanti.

Devo inseguirla ad ogni costo, rincorrendola con piedi alati

fino all’incrocio con una più larga, dove si uniscono piste e sentieri.

E poi dove andrò?

Nessuno lo sa.

(Bilbo Baggins, “Il Signore degli Anelli)

E’ tempo di ripartire! 🙂

Quest’anno “Mettiti nei suoi panni” comincerà il 17 agosto in Puglia.

Poi chissà…

E ALURA?   Leave a comment

La nascita della filosofia

“E alura?”  … “What, then?”  “…‘Mbè?”

La domanda più filosofica di tutti i tempi, quella la cui risposta potrebbe racchiudere, se esistesse, il significato più profondo dell’esistenza.

Immaginiamo un uomo primitivo, immaginiamo che sia riuscito a cacciare  e magari addirittura a cucinare sul fuoco una grossa preda: finito di mangiare, riempito a dismisura lo stomaco, festeggiando con gli altri caccaitori e con le donne del clan si abbandona ad un profondo sonno ristoratore.

Al momento del risveglio gli altri dormono ancora; in realtà a svegliarlo sono stati alcuni “bisogni filosofici”. Si allontana dalla caverna per soddisfarli e mentre torna, a causa dell’aria fresca del mattino, si sveglia un po’ di più e si guarda intorno. Possiamo immaginare che il sole stia sorgendo, per dare alla scena un’aura più epica, ma non è così necessario.

Semplicemente, in quel momento, in cui ancora non ci sono bisogni primari da soddisfare (ha appena svuotato la vescica e la Fame dorme ancora nel suo ventre pieno), egli per un attimo diviene consapevole di sè e dei suoi compagni, della sua vita. Diciamo, si rende conto che sta vivendo.

E in quell’istante preciso, sorge La Domanda. E con La Domanda, nasce la Filosofia.

“E ALURA?”

La vita “normale” porta lontano dalle riflessioni.

Andare al lavoro in fretta, tornare a casa in fretta, sbrigare le faccende in fretta…   presto, presto, che così poi resta un po’ di “tempo libero”, e con il tempo libero nasce il problema di come riempirlo, come divertirsi, cosecosecose anche lì…

“Le cose che possiedi, alla fine ti possiedono.”

Noi per una settimana abbiamo provato a non possedere altro che i nostri zaini, e già portandoli tutto il tempo a spalle, avremmo voluto averne meno, di cose…

Abbiamo anche provato, diversamente da quanto suggerisce una regola base dello spettacolo di strada, a non richiamare più di tanto l’attenzione dei passanti.

Ovviamente questo ha fatto sì che avessimo meno pubblico.

Volevamo che l’interesse nascesse il più spontaneamente possibile.

Ci piaceva l’idea di dare uno stimolo gentile, che potesse essere chiaramente udito, ma anche subito ignorato, e che non potesse fare a meno, per esser seguito, della consapevolezza  e della volontà dell’ascoltatore, che in quel modo diventava attivo operando una scelta, quella di fermarsi ad ascoltare.

E magari, dopo essersi fermato, dopo averci ascoltato, potersi domandare: “E alura?”