Archivio per agosto 2013

Una storia da raccontare   Leave a comment

Sbarcati a Civitavecchia ci siamo messi sulla strada, e dopo qualche incertezza, autobus o no per uscire dal centro… ecco che un angelo con scooterone e accento laziale si ferma accanto ai due cammelli sovraccarichi che avanzano ipotesi su dove sia meglio mettersi: “Che, vi serve n’informazione?”

E ci indirizza sull’Aurelia.  Da lì è una buffa sequenza di altri inviati del cielo sotto forma di:

un taxista filosofo che ci offre anche due birre e il consiglio di andare a Lourdes;

un ragazzo dagli occhi azzurrissimi che si sbraccia facendoci segno mentre stiamo camminando lungo l’Aurelia (che non è cosa troppo sana…);

un regista televisivo che ci porta fino a Piacenza e torna indietro (lui doveva andare a Bergamo) per “girarci dalla parte giusta”, verso Torino;

un autista serbo che ci offre vino e prugne e racconti di camion;

un simpatico signore che ci porterà all’una di notte fino in Largo Toscana, dalla parte opposta di Torino rispetto alla sua direzione, perchè a quell’ora non ci sono più mezzi e ha sentito la mia telefonata ad un amico addormentato non proprio entusiasta di venire a recuperarci a Moncalieri nel cuore della notte.

Che dire?cappello

Resta la voglia di continuare, di raccontare la storia di un viaggio all’insegna del sorriso e forse dell’incoscienza, della leggerezza e della voglia di incontrare anime vaganti sotto il cielo.

Resta un sorriso dentro e la sensazione di tanta aria nella testa, la voglia di portare in giro un lumino per leggere altre storie, e di raccontare la storia di noi cantastorie. 🙂

(Paola)

Dove sono?   Leave a comment

Dove sono?

Intorno a me silenzio, sento qualcosa di soffice sotto di me, qualcosa di morbido mi circonda.

Passano alcuni secondi senza che io riesca a capire. E’ buio, più buio.

Non c’è il rumore del mare, neppure quello del vento, e neppure qualcosa di ignoto, nella tranquillità che mi circonda.

E’ un silenzio familiare, che però in qualche modo non capisco. Anche gli odori sono familiari ed alieni.

I flussi logici non mi aiutano, sono intorpiditi, disertano la mia testa, forse in protesta per abbandono.

Riesco appena ad avvertire una mancanza, un senso di sollievo, un malinconia ed una serenità colorata d’azzuro, verde e marrone terra

Dopo qualche secondo riemergo, la comprensione si fa strada lentamente. Mi trovo al sicuro.

Sono tornato, sono diverso. sono migliore, credo. Almeno per un breve attimo. Mi riaddormento.

Dove sono?

La piccola tenda verde vibra, è un loculo confortevole e protettivo.

Paola dorme rannicchiata al mio fianco, il rumore è assordante.

la sabbia sotto la tenda, alcuni vestiti a coprirmi, resi rigidi dal sale.

Passano alcuni secondi senza che io riesca a capire. Le luci di Cagliari illuminano a sufficienza, il Poetto, la Sella del Diavolo all’orizzonte.

Il rumore rimane assordante, ma pulsa in crescite e diminuzioni di intensità regolari.

Devo capire di cosa si tratti, apro, poco, il nostro guscio protettivo, sbircio dalla fessura nella zanzariera.

Un trattore, va avanti e indietro sulla spiaggia, si avvicina molto alla tenda, e poi se ne allontana.

E’ nostro nemico? Non credo, i suoi nemici sono le dune della spiaggia. Le schiaccia senza riposo.

Avrebbe potuto travolgerci nella tranquillità della notte? Forse si, siamo sulla spiaggia, non c’è apparente motivo per cui non passi anche sul punto in cui abbiamo invaso il suo campo di battaglia.

E poi il nostro lavoro è finito, abbiamo fatto le ultime letture, una bambina ci ha ascoltati a lungo. Delle persone, da un tavolo lontano, che pensavo non avrebbero potuto sentirci, ci hanno lasciato un dono. Io ho mangiato uno zucchero filato. Domani potremo prendere il Sole sulla spiaggia, potremo prendere il traghetto per Civitavecchia, potremo prendere un passaggio per tornare. Non c’è motivo per cui il trattore non ci consideri nemici, e semplicemente ci schiacci come le montagnette nemiche. Dopottutto, ne proteggiamo diverse intorno a noi.

Ad un certo punto, veloce, si dirige in strada, ed il suo rumore sbiadisce rapidamente.

E’ notte, è buio, sento il rumore del vento, sento l’odore del mare, sento delle voci, ignote e solitarie.  Mi riaddormento. Sono migliore, credo, almeno per un breve attimo.

(Shock)

Poetto

il karma della buona sorte   Leave a comment

Gli avvenimenti di questi giorni mi fanno riflettere. La rilevanza statistica della nostra buona sorte non può essere ignorata (il passaggio in barca a vela, il passaggio di Alessio e Andrea, gli artisti di strada, compagni per un giorno), in particolare quando anche io e Paola sentivamo un momento di “apertura”, di spirito positivo.

E se alla fine fosse davvero tutto un discorso di armonia? Proprio come in un gruppo di musicisti, che se ognuno suona per conto suo, per quanto bravo, hai solo rumoraccio, mentre se ascolti chi ti circonda (magari pure senza pensare che la musica “giusta” sia la tua) viene fuori qualcosa di buono… magari non proprio quello che pensavi, ma buono lo stesso, magari anche magico, e se magari non pensavi che quello che ti saresti aspettato fosse proprio “La Cosa Giusta” (con anche l’articolo maiuscolo), magari quello che esce ti può pure piacere, e magari anche sorprendere.

Ho parlato di karma positivo, che credo abbiamo avuto in questi giorni. E’ come se avvessimo avuto una sensibilità che ti pone in ascolto delle cose e delle persone della realtà che ti circonda, unita ad un stato in cui non cerchi più di influenzare la sorte in un unico modo (quello “giusto”, a tuo parere); invece, ti muovi con “gentilezza” verso il tuo obiettivo (che pure, non perdi mai di vista), senza essere “rigido” o “spigoloso”.

Forse siamo semplicemente fortunati a poter affrontare questi giorni in questo modo, o forse siamo bravi nel scegliere di farlo… non lo so.

Fatto sta che, dopo aver fatto il miniworkshop di sfere contact, e dopo aver mangiato tutti assieme, semplicemente esce fuori un festival di giocoleria a Pula, cui Andrea e Valentina (la fabbricatrice del sapone, vegana, ed anch’essa con una tensione verso la bellezza della propria terra sarda), decidono di andare, e… Cagliari è sulla strada :-).

Così eccoci a Cagliari, dopo un viaggio lungo la rude e poetica strada panoramica che lascia Villasimius lungo la costa.

Fato vuole che Andrea debba passare da un negozio musicale a Cagliari, e si fermi praticamente accanto alla biglietteria Tirrenia, dove possiamo fare al volo i biglietti per il traghetto del ritorno.

Ormai accetto gli eventi senza farci troppi ragionamenti probabilistici, di cui non riuscirei a venire a capo.

Saluto ed empatizzo con Andrea e Valentina, compagni di viaggio che ho poi appreso abbiano avuto problemi di macchina dopo averci lasciato nelle vicinanze del Poetto (la spiaggia di 16 chilometri di Cagliari), di cui porto con me qualcosa di positivo ed indefinibile… almeno una  tensione verso il cambiamento ed il rifiuto dell’omologazione, con scelte di libertà e coraggio.

Il Grande Bello   1 comment

 

orme sulla sabbia

orme sulla sabbia

I gabbiani disegnano sulla sabbia percorsi apparentemente casuali. Cerchi e geroglifici che si rincorrono.

Le loro impronte si mescolano a quelle più piccole, dei piccioni.

Mi piace pensare che stiano riflettendo sul significato dell’esistenza borbottando fra sé e sé.

Mi piace seguire quelle linee apparentemente insensate, pensando che porteranno da qualche parte, che abbiano un significato.

Come la strada che abbiamo seguito noi.

Da Cagliari, salutato Capitan Francesco, siamo finiti a Villa Simius grazie al passaggio di Alessio e Tito, artisti di strada.

Aperti, sorridenti, gentili, ci hanno portato con loro; abbiamo condiviso il cibo che il “nostro” capitano ci aveva lasciato.

Alessio è Italiano, giocoliere, in strada da un anno. Tito è cileno, musicista; suona e canta in strada da venti.

Alessio usa delle sfere trasparenti. Ci accordiamo per un miniworkshop la mattina seguente.

Gli artisti e i venditori delle bancarelle si conoscono tutti. E’ abbastanza dura,la crisi si sente. “Voi cosa fate?” “Leggiamo delle storie.” “Ah, siete cantastorie!”

Condivisione di cibo e allegria

Condivisione di cibo e allegria

Suona bene detto così, ha un certo fascino… è vero!

La sera ci mettiamo un po’ in disparte… ci sentiamo vagamente clandestini… noi la settimana prossima faremo di nuovo la doccia quando ci va, potremo andare in bagno senza problemi e mangiare fino a sentirci pesanti. Ma stasera siamo artisti di strada e per giunta senza permesso in un paese dove è richiesto.

Infatti arriva una vigilessa a chiedercelo e ci dice che stasera può passare, ma lunedì il comune apre e se non lo rimediamo, non possiamo stare. E in ogni caso, fino a lunedì non possiamo più.

Siccome domani è l’ultimo giorno, decidiamo di andarcene.  Dopo il workshop di Alessio naturalmente.

L’angoletto che abbiamo scelto è di grande passaggio, ma la gente tende a fermarsi poco. A un certo punto una signora amante di Rodari ci chiede “Il palazzo di gelato”. Ce l’abbiamo! E glielo leggiamo.

Arrivano le 23:30. La spiaggia è a quattro chilometri. Noi potremmo dormire in una piazzoletta dietro il camper di Alessio, ma vuoi mettere il “Grande Bello” di dormire in spiaggia con la Luna quasi piena?

E’ la stessa che c’era a Palau, a Cannigione, la stessa che c’è a Torino, la stessa che guarda le impronte dei gabbiani da dove sto scrivendo, il “Poetto”, la spiaggia di Cagliari; ma torniamo all’altra sera: cammelliamo fino alla spiaggia di Villasimius e arriviamo distrutti.

…ma che Luna! 🙂

(Paola)

il dubbio della traversata a vela   4 comments

Non ho dubitato il viaggio sarebbe stato splendido, neppure che l’occasione di una simile traversata in barca a vela fosse unica.

Meno di tutto, ho dubitato del capitano Francesco. Da subito ha guadagnato la mia simpatia, per una forte somiglianza con un mio amico carissimo (lo Zio Zeb), e poco dopo è arrivata la fiducia. Al nostro primo incontro, era brillo oltre ogni ragionevole dubbio. Ciò nonostante, i suoi modi, sotto un velo di rudezza da comandante con tanta birra in corpo, erano nella pratica estremamente premurosi ed attenti. “Cavalleresca” è l’aggettivo che che emerge naturalmente quando ripenso alla sua indole. Un’inclinazione interiorizzata a tal punto da non permettere al suo stato “allegro” di intaccarne la sostanza. Una simile dimostrazione mi ha presto convinto di non poter ricevere alcun male “gratuito” da lui.

E c’è dell’altro. Mentre pensavo di non accettare la sua offerta, per apprezzare quanto fatto, gli propongo comunque la birra che ci aveva chiesto come ringraziamento del passaggio. Arrivati alla birreria, attacca a parlare con un gruppo di simpatici ragazzi veneti (nove ragazzi ed una ragazza, quest’ultima assolutamente tranquilla, pur circondata da vigorosi ragazzoni) e dopo due parole, chiederà di unirsi a noi in un giro al  porto e di birre. Prima di invitarli, il capitano mi dice, a parte “Sarebbe carino farli partecipare, no?”

Assento, ed il modo in cui lo dice mi colpisce. Ripensandoci, credo sia una chiave importante. Forse, le azioni che gli ho visto compiere, la parole, colte ed eleganti che gli ho sentito pronunciare, fossero la manifestazione di un desiderio di ospitalità e condivisione. Un modo per comunicare il bello che aveva trovato nella sua esistenza, in special modo se legato all’esperienza diretta della sua terra, ma non solo e non necessariamente.

Quindi, a farmi esitare nell’accettare la sua offerta non sono dubbi sulla persona o sul viaggio (che è dono prezioso, perché a Cagliari, in qualche modo, dovremo arrivare entro l’ultimo giorno), ma sul nostro scopo.

Cerco di pensare rapidamente. Con il viaggio salteremo una serata. non sarebbe un problema di “sopravvivenza”, a Cannigione è andata molto bene, e con i 26 euro di cassa potremmo sopravvivere tre giorni. Ma questo non è il nostro scopo primario, piuttosto è la necessità che ci aiuta a raggiungere lo scopo, che è invece di parlare e far riflettere il maggior numero di persone possibile, e saltare una serata mi sembra contrario a questo.

Ma (grosso ma 🙂 ) c’è qualcosa che mi fa esitare nelle parole di Paola e di capitan Francesco… come faccio a trasmettere senza conoscere?

Non afferro con la ragione, ma qualcosa di sottile “mi arriva” e allora chiudo gli occhi e… vado.

Alla fine della serata, avremo parlato con i “Veneti del Capitano”, e questo “imprevisto” ripagherà la fiducia nel viaggio, in meno di un’ora sulla nostra scelta.

Buona sorte allora ai Veneti, con cui ho scambiato poche parole, ma da cui ne ho ascoltate di sagge e di curiose. Incontrare ragazzi disponibili e coraggiosi abbastanza da seguire ed ascoltare uno sconosciuto incontrato in birreria, fidandosi di qualcosa di impercettibile, ma palpabile, aiuta anche il mio spirito ad aprirsi. Buona sorte dunque a tutte le anime aperte e coraggiose, ed a tutti coloro che amano a tal punto la bellezza, da avere il profondo desiderio di condividerla

Shock

La barchetta in mezzo al mare   2 comments

tramonto sul golfo di Orosei

tramonto sul golfo di Orosei

Perché se vedo una cosa tanto bella mi viene da piangere?

Mi sembra che sentire tutto il bello che può esserci, ad esempio in un paesaggio, apra in qualche modo la porta all’idea di condivisione e quindi anche alla consapevolezza della sofferenza.

Forse perché le emozioni sono tutte collegate, e se ascolti quelle belle non puoi non sentire anche le altre.

O forse perché l’apertura che questo viaggio ha richiesto e richiede, porta la voglia di condividere tanta meraviglia, e a domandarti perché tutto questo bello non possa raggiungere o essere raggiunto da tutti ed essere così, gratuito, come i raggi del sole, come il mare, come queste catene di monti che sorgono dall’acqua come una marcia trionfale e potente, che se hai la fortuna di sentire non puoi più preoccuparti d’altro.

Paola

Niente paura! :-)   1 comment

Autostop.  E se non arriviamo in tempo?  E se ci carica qualcun che poi guida come un pazzo? Come fai a fidarti?   Non lo so.

Se non scappi dalla vita, la vita ti viene incontro. (Anche se a volte può avere l’aspetto di un treno in corsa).

Mezzogiorno. L’ora peggiore per fare autostop.  Estate, sole a picco, la gente tutta al mare o a pranzo e noi con i soliti zaini himalayani a cercare una piazzoletta con un po’ d’ombra che sia visibile arrivando e che consenta alle auto di fermarsi.

Shock ha un momento di abbiocco, si sdraia a dormire su n muretto. Composto, però!  E gli zaini messi in ordine che altrimenti sembrano di più. 

“In Sardegna non è come in Corsica, difficile trovare un passaggio.”  Non ci pensiamo.   Tiro fuori il dito e comincio.   Nessuna vergogna. Questo è un punto importante.  Sto chiedendo un passaggio, non disturbo nessuno. In genere chi carica ha voglia di parlare, quindi c’è lo scambio.

In effetti, dopo un po’dei soliti sguardi straniti, due o tre auto rallentano, vedono che siamo in due con una montagna di roba e fanno segno di “scusa”.

E poi si ferma il primo. E’ un signore brizzolato sui sessant’anni.  Sorride: “Dove posso portarvi?” “Lei dove va?”  “A Capo d’Orso”.  “Va bene”.

Non sappiamo ancora esattamente dove andare, in uno dei paesini più giù, raccoglieremo informazioni durante il viaggio.

Questo passaggio è breve, ci lascia ad un bivio e mentre ci inerpichiamo su per una salita con un panorama mozzafiato su Palau metto fuori il dito per non perdere tempo.

E si ferma un’altra auto.   Sono in due, una coppia che ha deciso di cambiar vita e ormai da vent’anni si sono trasferiti a Palau, dove hanno aperto una scuola di sub.  “E voi da dove venite?”   “Da Torino e …   e si scatenano le coincidenze.

Lei conosce bene Ivrea e un sacco di persone che conosco anch’io. Insomma, ci ritroviamo a bere caffè sulla loro barca e a fare la doccia nell’ufficio del porto che fa da appoggio.

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Ci hanno portati a Cannigione. Dicono che la sera è piena di gente, bambini, mercatino…

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Facciamo in tempo a provare un po’di coreografia e risfoderiamo il numero del pupazzo dell’anno scorso. Poi, via con le storie.

La gente si ferma, ascolta un po’, lascia una moneta nel cappello e se ne va.   Se alla fine della storia qualcuno è rimasto, lo avvicino e spiego cosa stiamo facendo. Anche i cartelli aiutano tanto.  Un signore ci fa i complimenti: “Io non so se avrei il coraggio di fare una cosa simile”.

Già il fatto che si sia posto la domanda, per noi è un risultato.

Alle 23,30 smettiamo.  Abbiamo fatto ventitrè euro e ventitrè.  E andiamo! 🙂

Ci concediamo nientemeno che una pizza e una focaccia al mirto seduti a tavolo, così chiediamo se ci fanno ricaricare i dispositivi.

Io sono ancora truccata da pagliaccio.  Dopo cena andiamo a recuperare la nostra roba in barca, dove Ludovica e Fulvio stanno dormendo. In fondo al molo c’è una luce, mi fermo a struccarmi.

“Ciao ragazzi, voi mi sembrate artisti di strada”.        “Ma va?”

Si chiama Francesco, è decisamente brillo. Attacca un bottone senza senso e ci offre un passaggio fino a Cagliari sulla sua barca.  La prendiamo sul ridere, ma lui insiste perché andiamo a vedere la barca, che effettivamente esiste, è una barca a vela con due cabine (ci sta offrendo anche di dormire lì stanotte).  Trenta ore di navigazione… salteremmo uno spettacolo, ma o recupereremmo l’ultimo giorno, se fossimo già la.  Salteremmo tutti i paesini dove volevamo andare, a Cagliari ci hanno detto che non si può fare teatro di strada.

“No, grazie, la proposta è molto allettante ma non possiamo accettare, abbiamo un “missione” da compiere.”

“Siete proprio due coglioni, ma quando vi ricapita un’occasione così, non si può offrire niente se prima non si è imparato, io vi sto offrendo di vedere una cosa che non avete mai visto, la Sardegna mostrata da un sardo, ma se non vi interessa sono cazzi vostri.”

Sarà anche un po’ bevuto, ma dice delle cose molto sensate.  Sembra abbia voglia di dare, ci sta offrendo un dono prezioso, e noi che parliamo tanto di comunicazione, lo rifiutiamo?

Shock riflette, non è convinto, ma vede il mio entusiasmo e mi lascia l’ultima parola.

Respiro lungo. Mi sento una grande responsabilità.   Dalla barca si può aggiornare il blog.            Mi rilasso, mi ascolto.     “Andiamo.”

(Paola)