La piazza senza nome   Leave a comment

Piazza Bodoni è la bella piazza in cui sbuca via Pomba, dove risiede l’antico cinema Nazionale.

Inizio da solo davanti al cinema. Da solo è più difficile, sembro strano o pazzo (o entrambi) a leggere da solo, e non è un giudizio, ma un pensiero oggettivo. A parte questo, la cosa non mi turba. la dedizione allontana il giudizio negativo. Mi accorgo, con leggerezza, che anche in questa riflessione c’è sempre meno compiacimento verso me stesso. Mi da serenità.

E’ necessario, ma è una prova difficile. Il piacere di leggere e di trovare nuovi significati nelle belle parole è come una stampella. Aiuta ma necessita di maestria per raggiungere il semplice obiettivo di camminare.

Finchè solo, raccolgo un mix di guardi diffidenti o curiosi. La mia voce non è aggressiva, quindi i più diffidenti semplicemente girano a largo, senza esserne troppo spaventati. Ma la mia figura è, per tutti, difficile da decifrare.

La sera è più complicato iniziare a comunicare con chi ha casa, mentre è molto più facile con chi non c’è l’ha… o forse, è che andando in giro con il nostro tè ed il nostro armamentario di lettura, sembriamo appartenere più alla “razza” dei senza radici. Spesso, e questo mi ha molto sorpreso, chi non ha una casa si avvicina a noi, da amico. In qualche modo, evidentemente, siamo riconoscibili e catalogabili, non so se per apparenza o per sostanza.

Arriva Paola, anche solo la sua presenza da spettatrice, mentre finisco alcune pagine tratte da Neve (che è poesia concentrata e accessibile), forse anche solo per la buona sorte che si porta come compagna, attira qualche altro timoroso ascoltatore.

Insieme, lasciamo i portici, ormai i film sono iniziati e non c’è più nessuno in via Pomba. Viene a trovarci Luca, oltre che attore è regista, e subito gli saltano all’occhio delle ambiguità nel nostro modo di presentarci, più che nelle nostre letture. Per comunicare, dobbiamo essere comprensibili, la voce deve attirare e poi la vista deve chiarire. I suoi consigli si riveleranno utili.

E’ un amico, e così la discussione tecnica è un altro modo, piacevole, di comunicare.

A fine letture, con gli ultimi due “spettatori” che conosciamo questa sera (e con cui ci intratteniamo più a lungo, e per cui ci fa piacere leggere due storie), proviamo una delle tecniche suggerite da Luca: a fine racconto inchino con cappello a tuba in mano, e mano sinistra ad indicare il cappello… ed otteniamo la ricompensa in denaro maggiore della serata..a complemento di quella, ancora più piacevole, di sorridenti parole, senza fretta, a dispetto del freddo non invincibile.

Pubblicato gennaio 3, 2013 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

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