Archivio per gennaio 2013

La piazza senza nome   Leave a comment

Piazza Bodoni è la bella piazza in cui sbuca via Pomba, dove risiede l’antico cinema Nazionale.

Inizio da solo davanti al cinema. Da solo è più difficile, sembro strano o pazzo (o entrambi) a leggere da solo, e non è un giudizio, ma un pensiero oggettivo. A parte questo, la cosa non mi turba. la dedizione allontana il giudizio negativo. Mi accorgo, con leggerezza, che anche in questa riflessione c’è sempre meno compiacimento verso me stesso. Mi da serenità.

E’ necessario, ma è una prova difficile. Il piacere di leggere e di trovare nuovi significati nelle belle parole è come una stampella. Aiuta ma necessita di maestria per raggiungere il semplice obiettivo di camminare.

Finchè solo, raccolgo un mix di guardi diffidenti o curiosi. La mia voce non è aggressiva, quindi i più diffidenti semplicemente girano a largo, senza esserne troppo spaventati. Ma la mia figura è, per tutti, difficile da decifrare.

La sera è più complicato iniziare a comunicare con chi ha casa, mentre è molto più facile con chi non c’è l’ha… o forse, è che andando in giro con il nostro tè ed il nostro armamentario di lettura, sembriamo appartenere più alla “razza” dei senza radici. Spesso, e questo mi ha molto sorpreso, chi non ha una casa si avvicina a noi, da amico. In qualche modo, evidentemente, siamo riconoscibili e catalogabili, non so se per apparenza o per sostanza.

Arriva Paola, anche solo la sua presenza da spettatrice, mentre finisco alcune pagine tratte da Neve (che è poesia concentrata e accessibile), forse anche solo per la buona sorte che si porta come compagna, attira qualche altro timoroso ascoltatore.

Insieme, lasciamo i portici, ormai i film sono iniziati e non c’è più nessuno in via Pomba. Viene a trovarci Luca, oltre che attore è regista, e subito gli saltano all’occhio delle ambiguità nel nostro modo di presentarci, più che nelle nostre letture. Per comunicare, dobbiamo essere comprensibili, la voce deve attirare e poi la vista deve chiarire. I suoi consigli si riveleranno utili.

E’ un amico, e così la discussione tecnica è un altro modo, piacevole, di comunicare.

A fine letture, con gli ultimi due “spettatori” che conosciamo questa sera (e con cui ci intratteniamo più a lungo, e per cui ci fa piacere leggere due storie), proviamo una delle tecniche suggerite da Luca: a fine racconto inchino con cappello a tuba in mano, e mano sinistra ad indicare il cappello… ed otteniamo la ricompensa in denaro maggiore della serata..a complemento di quella, ancora più piacevole, di sorridenti parole, senza fretta, a dispetto del freddo non invincibile.

Pubblicato gennaio 3, 2013 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

La notte di capodanno   Leave a comment

Stasera forse ci sarà solo io a raccontare le storie. Con me ci sarà Elisabetta, un’amica di Ivrea, ma leggere o recitare da soli è sempre più difficile, sulla strada ancora di più.

Così nel pomeriggio sono passata a salutare Antonio, conosciuto la notte del 24 sotto i portici di Piazza Carlo Felice. Gli ho detto che stasera pensavamo di passare di là, anche perchè volevo verificare se gli faceva piacere, in fondo è un po’ come andare a casa sua. Lui è parso molto contento, ha detto che ci aspetta.

… ed eccoci per strada. Mi piace andare in giro col thermos del tè. A me fa molto piacere una bevanda calda quando ho freddo.

Mentre ci avviciniamo alla piazza incontriamo ogni tanto, sotto i portici, qualcuno seduto a terra, e offriamo il tè. Agli stranieri non offriamo le storie, perchè non capirebbero. Però i sorrisi aprono qualcosa dentro. Gli occhi che sorridono, un po’ per la sorpresa, un po’ per il piacere di pregustare qualcosa di caldo. Stasera non fa tanto freddo, ma la notte è lunga…

E’ difficile spiegare il groviglio di emozioni, forse le parole non sono semplicemente adatte.

Perchè se davvero ti fermi a pensare, cosa che succede quando hai finito il giro e te ne vai a dormire al caldo,

se davvero ti fermi a pensare a come dev’essere starsene fuori tutta la notte,

tutte le notti, e anche il giorno, senza sapere quando finirà

non potendoti allontanare senza la paura che ti portino via anche quelle quattro cose che sei riuscito a raccattare…

…ti prende una cosa dentro che vorresti non ascoltare, perchè fa male, vorresti “fare qualcosa di risolutivo”… ma non ne hai la forza, la possibilità, insomma ti scontri con i tuoi limiti… però poi, passata l’ondata, pensi che in effetti qualcosa l’hai fatto, e ti tornano impressioni e immagini, e sempre i sorrisi…

…i sorrisi rimangono:

quello di una donna che non capiva quasi una parola d‘italiano, ma era contenta per il tè…

quello di Antonio, che ogni tanto rideva proprio, e seguiva i miei movimenti e le voci mentre raccontavo…

Quando gli occhi che sorridono si incontrano succede qualcosa di particolare, di unico. Quando si ride o sorride insieme, e non per convenienza, ma così, perchè succede, è come se per un attimo sparisse la distanza: da “io e l’altro, o gli altri”, si diventa “noi”.

Che siamo qui. Insieme. Adesso.

E la mia lettura acquista un senso, leggo per qualcuno che mi ascolta, mi risponde, mi aiuta a raccontare…

L’avevo sentito dire spesso, che se non ci fosse il pubblico non ci sarebbero gli attori, ma non l’avevo mai capito veramente.

L’ho capito ieri sera per strada, raccontando storie per bambini ad un improbabile pubblico di 5 o 6 persone e un cane, alcune sedute per terra, altre in piedi…

Bello! 🙂

Bella la differenza nella stretta di mano con cui ci ha salutato alla fine l’amico di Antonio, diversa rispetto alla prima, molto più convenzionale, molto più “dovuta”.

Anche lo sguardo era diverso, eravamo più a fuoco. Forse da “passanti” siamo diventati “persone”.

Buon Anno!

Paola

Pubblicato gennaio 1, 2013 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012