una storia e una tazza di tè – frammenti   1 comment

Dividiamo la seconda esperienza tra l’ascolto ed il racconto.

Una mia chiave è nel sollevare il mio velo di disincanto. Mi impedirebbe di ascoltare altro da me.

In cambio di un saluto gentile e di una carezza ad un cane dal cuore debole, riceviamo una storia di Belgrado, della socialità di quella città, dell’interesse verso il vicino, che anche qui si poteva trovare dopo la guerra. Di come il tessuto sociale si possa sfilare. La signora, educatrice nella capitale Serba, conclude riservandoci viva simpatia e lasciandoci un’offerta… dando un contributo, interpreto, ad un modo possibile e diverso di agire.

Due bambini lasciano i giochi sullo scivolo e si incuriosiscono ad ascoltare una favola molto bella… rapiti è il termine che descrive il loro farsi vicini. Un genitore lontano li chiama, loro resistono sulle prime, poi salutano e corrono via.

Degli amici vengono a trovarci (alcuni consapevoli del nostro stare qui, altri per puro caso), bevono il tè con noi, noi parliamo e raccontiamo. In alcuni istanti, si crea un’atmosfera di sospensione e di attesa. Cerco di avere rispetto di questa attenzione, e provo a vivere dentro di me le parole che leggo, e quelle che credo essere le emozioni del protagonista. Forse dovrei avere sempre questo rispetto, o almeno più spesso, quando prendo a prestito qualcosa che altri hanno voluto dire.

La giornata finisce con alcune storie che sono accadute nella piazza, stavolta raccontateci da persone che l’hanno frequentata, da pochi oppure da decine d’anni. Anche in questo caso, cerco di avere rispetto di ciò che sto ascoltando, per poterlo, a modo mio, trasmettere, nei giorni che verranno.

Pubblicato dicembre 24, 2012 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

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Una risposta a “una storia e una tazza di tè – frammenti

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  1. Stare in strada ti regala un tempo diverso…

    Sei lì, magari hai corso fino ad un attimo prima per arrivare, per ritagliarti quelle tre ore fra mille impegni…

    …e improvvisamente adesso sei lì. Siamo lì, e ci facciamo compagnia leggendoci le storie l’un l’altro, perchè qui passa poca gente.

    E ad un certo punto arriva la visione assurda di essere lì in due, in quell’angolo un po’ nascosto di Torino e comiciamo a ridere, ridere, come pazzi, ma chi ce lo fa fare, cosa ci facciamo qui? Eppure è così bello avere un po’ di tempo da far passare aspettando quel che succede, non importa cosa, stiamo semplicemente lì, e tutto quello che capita va bene.

    E ne capitano di cose belle. Incontri. Scambi. Sorrisi. Una tazza di tè…

    Ma la cosa che mi colpisce di più è quello che succede al tempo. Questo tempo in strada non conosce la fretta. Esserci è quello che conta, più di quello che stai facendo. Perchè non stiamo facendo una vera performance, stiamo semplicemente qui in un’attesa che non è un’attesa, perchè è piena… di noi, delle nostre letture, di quelli che passano, dell’attenzione al passo e al respiro dei passanti insieme al nostro… perchè ognuno è diverso, e tu non sai come quella persona reagirà ad un sorriso, o ad un cenno della mano che invita a sedersi, magari è già troppo invadente, magari basta un sorriso…

    Ah, il potere del sorriso! Un linguaggio universale.

    E’ bello stare qui. Chissà come sarà stasera a Porta Nuova…

    Paola

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