Archivio per dicembre 2012

La piazza del mercato   Leave a comment

Ci troviamo in piazza Santa Giulia, vicino alla bella chiesa di Santa Giulia ed al bel teatro Giulia di Barolo, che conosciamo per uno spettacolo dell’anno passato sullo sfruttamento nei Call Center e sulla situazione della scuola pubblica a seguire la riforma Moratti.

Questa volta invece è la strada ad interessarci, con le sue durezze e le sue necessità, prima fra tutte quella di guadagnarti la fiducia del tuo prossimo che passa vicino. Fargli capire che il tuo primo interesse non è prendere i suoi soldi, ma comunicare. Che il tuo prossimo lasci dei soldi può succedere, ed è sicuramente una cosa che speriamo, ma non come forma di elemosina, bensì come acquisizione di consapevolezza della necessità umana di comunicare e di empatizzare.

Nella piazza c’è ancora fermento e brusio, le ultime bancarelle del mercato vanno spegnendosi come la giornata, insolitamente calda per esser quasi la fine dell’anno. Le casse vanno ad ammonticchiarsi in pile ordinate, e via via le tracce delle bancarelle assumono un ordine ed una disciplina che da li a breve verrà molto apprezzata dai grossi camion raccoglitori. Prima delle otto, ogni traccia sarà sparita.

Nel mentre cerchiamo angoli della piazza illuminati a sufficienza e gia sgombri. Oggi siamo un bel gruppo allegro di 4 attori, e pure abbiamo un pubblico di amici che sfida il freddo ed ascolta le nostre parole. Oltre alle favole di Maria Grazia Carlotto, che sono un soffio delicato che sfiora l’anima facendole il solletico, (come le favole al telefono di Gianni Rodari) Anna ed Alessandra rallegrano il pubblico con un pezzo articolato e ben preparato, una quindicina di minuti di lettura ispirati da “Vincenzo De Pretore”, una commedia di Edoardo De Filippo sulla giustizia, in cielo ed in terra :-).

Farsi ascoltare sul rumore dei macchinari di pulizia non è facile, cambiamo posizione alcune volte, alla fine la luce di un accogliente Kebab ci aiuta ed attira. La zona è meno rumorosa, ci sono le panchine, alcuni giovani e qualche cane si fermano ad ascoltarci.

Oggi siamo particolarmente contenti di quello che stiamo facendo, e questo si trasmette alle cose che facciamo, dandole bellezza ed entusiasmo. Quelli che si fermano si fermano ad ascoltare anche per diversi minuti, sino alla fine della storia, e poi ci fanno i complimenti. Ma riflettendo poi sulla giornata, mi chiedo quanto riusciamo a comunicare del senso di quello che stiamo facendo. Credo, quasi di sicuro, chi si è fermato abbia visto qualcosa di “alternativo” (nel senso profondo, cioè una possibilità diversa di entrare in contatto con esseri umani), e credo anche il nostro farlo in una condizione “scomoda”, come sono le notti di fine d’anno, sia segno fedele dell’importanza che scendere in strada, offrire una tazza di tè e raccontare una storia abbia per noi.

Ma a parte questo? Il desiderio, e la convinzione di far qualcosa, in questo modo, di profondamente sociale e civile, possono esserne trasmessi?

Non ho una risposta. Però mi viene in mente uno spettacolo molto bello in questo periodo al teatro Garybaldi di Settimo. Lo spettacolo è in tournee fino a fine anno a Settimo, e la compagnia che lo presenta, Quelli del ’29, ha avuto la propria sede, un teatro e cinema colpiti dal terremoto del 20 Maggio scorso,  praticamente sventrati. Il teatro e cinema sono stati abbattuti completamente meno di un mese fa. Ho avuto modo di scambiare alcune parole con gli attori della compagnia, e parlandomi delle difficoltà che stanno affrontando con commovente dignità a seguito della sciagura, Paolo Di Nita ha parlato di Onestà come qualità portante per aver potuto costruire la rete culturale e sociale, radicata in Modena, dalla sua compagnia.

E dunque l’Onestà è la cosa a cui posso aggrapparmi, non avendo una risposta migliore. Cercare di comunicare lasciando  che le parole, il mio corpo, la mia voce siano mezzo non per ottenere lodi ed apprezzamenti, ma per scontrarsi contro le barriere, alte 20 metri, che precedono il passo di quasi tutti noi, ogni giorno della nostra vita.

Pubblicato dicembre 30, 2012 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

Strada del 25   Leave a comment

25 Dicembre 2012, dalle 17.00 (più o meno) alle 20.00 (o poco prima).

Realizzo, per la prima volta, alcune cose di Piazza Vittorio, malgrado l’abbia percorsa per molti anni, e per molte volte l’anno.

E’ una piazza piuttosto scura, a parte l’illuminazione saltuaria di alcuni negozi, che appaiono solitari cavalieri contro le ombre a passeggio.

E’ una piazza piuttosto rumorosa. Le macchine girano e spariscono, spariscono sotto i portici, spariscono verso il castello, spariscono nel lungofiume.

E’ una piazza di passaggio (soprattutto a Natale). Anche le persone girano e spariscono.

Investighiamo la piazza per un pò, cercando il punto che possa ridurre la sua scarsa accoglienza. Alla fine, proviamo un paio di posti, vicino ad un tabaccaio e poi ad un negozio di complementi d’arredo e design, che almeno sono più illuminati.

L’esser crocevia fa si che abbiamo a disposizione solo poche parole con chi passa. Letture normali non sembrano sufficienti neppure ad attrarre l’attenzione, ed allora diventiamo caratteristi, usiamo voci di personaggi di favole che ricordano cartoni animati, anche perchè, come sempre, i bambini sono quelli più incuriositi, mentre i grandi fissano per maggior parte un punto davanti a se, all’orizzonte lontano ed avvolto nell’oscurità, o anche solo qualche metro più avanti, un indistinto punto mobile sul marciapiede. Mi scopro a domandarmi se siano persi in qualche riflessione dolorosa sulle feste o magari sulle proprie beghe personali, magari qualcosa di terribilmente truculento, come un’eredita contesa tra parenti o il menù della cena di Natale.

Attiriamo, di tanto in tanto, qualche sorriso, in allontanamento, non più lungo una mezza frase, accompagnato spesso da uno sguardo interrogativo.

Molto raramente, qualche bambino particolarmente sfrontato si ferma e vuole ascoltare una storia… magari intimando la mamma di non lasciare un’offerta, anche se la storia è stata apprezzata (ringraziamo i bambini sfrontati per la sincerità sulla bellezza della storia, e le mamme per la sensibilità nell’ignorare parte delle richieste :-P).

Maggior successo lo abbiamo offrendo del tè ai venditori di rose stranieri, che ne accettano felicemente… spargono la voce e a fine giornata tornano in  quattro, ma abbiamo finito le scorte e purtroppo non possiamo più offrirne.

Mentre ci ritiriamo, cerco una lezione significativa dalla giornata. Ripenso alle altre iniziative che in parte ci hanno ispirato, come le 52 fiabe ed seminari di Marco Gobetti, e penso che la mancanza di esperienza mi rende ancora troppo curioso di ciò che succede intorno a me, mi fa distrarre, mentre dovrei diventare, semplicemente,  un mezzo della storia che sto racontando, ed un fuoco che avviluppa le persone che mi guardano.

Pubblicato dicembre 26, 2012 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

Sant’Antonio   Leave a comment

L’atrio di Porta Nuova ci accoglie deserto, se si escludono due tranquille guardie di sicurezza che percorrono le navate, e due persone che leggono biglietti e disegni appesi ad un luminoso alberone natalizio.

Non sappiamo bene cosa aspettarci, manca un’oretta alla mezzanotte di Natale, solo un paio di treni in partenza nelle prossime due ore, tre o quattro in arrivo.

Decidiamo per un giro della stazione. E’ quasi deserta, solo qualche straniero, anche con alcuni bambini, che sembrano di passaggio. I negozi, ormai presenti su più livelli, sono chiusi e chiusa è anche la sala riservata “FrecciaClub”. Solo il bagno (per fortuna 🙂 ) è ancora aperto. Non c’è nessuno, a dispetto delle nostre credenze, pronto a passar la notte qui.

Ci chiediamo come procedere… molto spesso una cosa che aiuta è rallentare e riflettere, ma visto che siamo qui per raccontare, leggiamo nel mentre una storia (un’altra opera inedita, il professor Lungimirantis!).

A parte il custode del bagno che di tanto in tanto si sgranchisce un poco le gambe, con alcuni sentieri ad anello intorno all’ingresso servizi, e le guardie di ronda che ogni tanto fanno capolino (senza mostrarsi interessate alla storia narrata), e qualche rarissimo e frettoloso passeggero in arrivo e partenza, non ci sono occasioni di incrociar anima viva.

La stazione non è il posto giusto! Ne percorriamo a ritroso i corridoi, e siamo nella nebbia concentrata e umida su Piazza Carlo Felice.

Ci bastano poche decine di metri sotto i portici ed incontriamo un uomo che si sta preparando il giaciglio, di fronte ad un negozio dismesso dalla “crisi”.

Vedendo il nostro thermos di tè, lui stesso chiede se può averne un po’.

Così, a mezzanotte quasi precisa, inizia il Natale.

Come al solito parliamo ed ascoltiamo vicino a un giaciglio, che appare comodo e accogliente, almeno per essere un letto di fortuna.  Ai due lati sono tenuti in ordine un panettone, alcune scatolette di cibo per cani, alcuni bicchieri ordinati dal più largo al più stretto, ed appoggiato all’angolo tra colonnato e coperte  un giornale ben piegato. Un borbottio da sotto coperta presenta il destinatario delle scatolette, un assonnato cagnolino di dieci mesi, che dopo aver preso qualche coccola torna a dormire al caldo, tra le gambe del padrone.

Poche persone di passaggio ci guardano incuriosite, mentre noi, un poco in disparte, ascoltiamo dall’uomo una sintesi unica e famigliare di esistenza.

Quando incrociamo i passanti negli occhi, proviamo a ricambiare con un sorriso, in generale apprezzato.

Mentre ascoltiamo, un ragazzo ed una ragazza si avvicinano e lasciano un panettone ai piedi del letto, e dei soldi. Saranno nostri compagni per un po’. Anche per loro primo Natale passato in giro a lasciare qualcosa, nei dintorni di Via Roma. La ragazza ha un bel sorriso, che la rende anche più giovane. Il ragazzo preferisce stare un poco più in disparte, ma nel suo silenzio ci sono quiete e tranquilla accoglienza.

Siamo tutti e cinque attorno al fuocherello delle nostre parole e curiosità, senza l’impalpabile ed insensata fretta di ottenere qualcosa.

A tratti, in un sorriso o in un gesto, mi sembra persino che, tutti quanti, qualcosa l’abbiamo capito, e la capacità di ascoltarci ne sia il risultato.

Uno straniero di passaggio sorridendo chiede una tazza di tè, viene accontentato ed aggiunge due bustine di zucchero di canna. Saluta sorridente e scambiando il Buon Natale.

Paola racconta una storia, quella dei nocciolini di ciliegio, un classico (che sembra migliori ogni giorno), e guadagna applausi e sorrisi. I pochi passanti si guardano indietro visibilmente incuriositi da quella lettura ad alta voce… strana, ma evidentemente inoffensiva.

Dopo altre condivisioni, ci lasciamo stringendoci la mano ed augurandoci il buon Natale. L’uomo torna a preparare il letto dicendoci che gli abbiamo regalato un sorriso, e questo non è tanto poco nella sua situazione, e consigliandoci di non svegliare gli altri che dovessimo incontrare addormentati (siamo d’accordo, credo sarebbe fastidioso).

I due ragazzi probabilmente tornerannò l’indomani. Forse la dignità e l’orgoglio mostrato dall’uomo li ha convinti a portare e far dono di qualche vestito usato e pulito.

Noi facciamo ancora un giro per via Roma, ma un sonno tranquillo ha avvolto chiunque non sembri avere una meta precisa

“Ma come si chiama?” il dubbio ci viene all’improvviso, così torniamo dall’uomo. “Piacere, Antonio”, e ricordiamo che lo aveva detto, “come Sant’Antonio”, l’eremita che lasciò i suoi averi e visse in povertà, dopo aver perso la madre ed il padre.

E ci allontaniamo con altri “ciao” e “buon Natale” ed alcuni sorrisi felici e contenuti.

Pubblicato dicembre 25, 2012 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

una storia e una tazza di tè – frammenti   1 comment

Dividiamo la seconda esperienza tra l’ascolto ed il racconto.

Una mia chiave è nel sollevare il mio velo di disincanto. Mi impedirebbe di ascoltare altro da me.

In cambio di un saluto gentile e di una carezza ad un cane dal cuore debole, riceviamo una storia di Belgrado, della socialità di quella città, dell’interesse verso il vicino, che anche qui si poteva trovare dopo la guerra. Di come il tessuto sociale si possa sfilare. La signora, educatrice nella capitale Serba, conclude riservandoci viva simpatia e lasciandoci un’offerta… dando un contributo, interpreto, ad un modo possibile e diverso di agire.

Due bambini lasciano i giochi sullo scivolo e si incuriosiscono ad ascoltare una favola molto bella… rapiti è il termine che descrive il loro farsi vicini. Un genitore lontano li chiama, loro resistono sulle prime, poi salutano e corrono via.

Degli amici vengono a trovarci (alcuni consapevoli del nostro stare qui, altri per puro caso), bevono il tè con noi, noi parliamo e raccontiamo. In alcuni istanti, si crea un’atmosfera di sospensione e di attesa. Cerco di avere rispetto di questa attenzione, e provo a vivere dentro di me le parole che leggo, e quelle che credo essere le emozioni del protagonista. Forse dovrei avere sempre questo rispetto, o almeno più spesso, quando prendo a prestito qualcosa che altri hanno voluto dire.

La giornata finisce con alcune storie che sono accadute nella piazza, stavolta raccontateci da persone che l’hanno frequentata, da pochi oppure da decine d’anni. Anche in questo caso, cerco di avere rispetto di ciò che sto ascoltando, per poterlo, a modo mio, trasmettere, nei giorni che verranno.

Pubblicato dicembre 24, 2012 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

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Una storia e una tazza di tè… l’inizio   1 comment

Primo giorno…

Cominciamo più tardi del previsto, un pò perchè siamo più lenti del previsto a preparare il tè caldo, un pò perchè a teatranza troviamo degli amici, Lara e Maurizio, e così un pochino intrecciamo le conoscenze sulle rispettive vite.

Ma poi siamo in largo MontebelDSC_3522_tazzadite_smalllo, sistemiamo il nostro bel cartello-Totem, ed iniziamo a raccontare qualche storia. Tra di noi, per iniziare, perchè questa è anche una scusa per leggere qualcosa che pensiamo ci possa piacere, ma che ancora non abbiamo approfondito. E la lettura diventa un momento di conoscenza veemente , in cui cerchiamo di indagare la nostra fantasia, quella di chi legge e di chi ascolta.

Il freddo è pungente ma non doloroso… utile persino.

Qualcuno si ferma un poco, e poi si allontana, oppure lancia un’occhiata frettolosa, ma in generale la piazza è tranquilla, e lascia spazio ad una certa intimità autunnale, che non viene turbata, ma anzi contagia anche il passo affrettato, in un suono quasi ovattato.

Coloro che si fermano e ci parlano, hanno invece un grande trasporto. Con loro scambiamo impressioni di vita e tessiamo contatti, per quanto mi riguarda nessuna interazione porta ad un nulla comunicativo;  per me personalmente, con questo raggiungo un obiettivo di giornata :-).

Il freddo insiste di più col passare delle ore, ed alla fine è il compagno che lasciamo più volentieri, ma che abbiamo maggiore certezza di incontrare oggi… credo in questi giorni impareremo a conoscerci bene.

Oggi (Domenica 23)  saremo in Largo Montebello dalle 14.30 alle 18.30 (forse ad una certa ora, o con la pioggia, cercheremo riparo sotto i portici di Piazza Vittorio), e domani, Lunedì 24, dalle 22.30 l’idea è di vedere la stazione di Porta Nuova nella notte di Natale.

Pubblicato dicembre 23, 2012 da attioscene in Una storia e una tazza di tè 2012

TRADIMENTI – DI H.PINTER   Leave a comment

domenica 16 dicembre 2012, Teatro Araldo

Torino, Via Chiomonte, 3 A   ore 16.00 e 21.00                                                                vai alla pagina dedicata

tradimenti smallSe volete condividere una riflessione su questo tema e/o su quest’opera di Pinter, mandateci una mail (attioscene@gmail.com)! Le dieci riflessioni più belle verranno pubblicate sul sito e daranno diritto ad un biglietto d’ingresso speciale dal prezzo scontato ad 1 euro.

Pubblicato dicembre 4, 2012 da attioscene in Uncategorized