Archivio per settembre 2012

…E SULLA PAURA   Leave a comment

Già. Questa è forse la riflessione da cui vorrei ripartire.

La voglia e il bisogno di “dire qualcosa” sulla paura, soprattutto sul fatto di non averne, mentre tutto intorno a noi parla di quanta violenza c’è in giro, di quanto il mondo è cattivo e di quanto sia bene non fidarsi degli sconosciuti.

Come quella coppia che mentre io e Shock stavamo tornando da Sirolo in autostop e chiedevamo passaggi all’autogrill (saranno state le due di notte). Dopo la nostra richiesta sono andati a prendere un caffè e al ritorno, quasi timidamente, ci hanno detto:  “Scusate…avete l’aria di due brave persone, ma con tutto quello che c’è in giro… noi proprio non ce la sentiamo. Ma voi… non avete paura di prendere passaggi da sconosciuti?

Altre coppie tornando alla macchine facevano un giro largo, per evitarci.

Per fortuna abbiamo incontrato gente sorridente, gente che ci ha ringraziato per quello che stavamo facendo e per il messaggio che portavamo. Ma allora bisogna diffonderlo!

Perchè, come dice Shock il saggio “L’ importante è testimoniare che una cosa è possibile.” Ma questo concetto prima o poi lo illustrerà lui.

Sì, ho voglia di dirlo: “niente paura!” e andare incontro all’altro a braccia allargate, palmi in su, come da quando esiste il mondo gli uomini hanno fatto in segno di pace.

Perchè un sorriso sincero trasforma. A volte spiazza, e proprio per questo l’atmosfera cambia in un attimo, e un incontro diventa possibile. E se per questo il prezzo da pagare è aver l’aria e l’aggressività di un “paguro sardo” come qualcuno dice che io abbia (non faccio nomi), W i paguri! 😉  PAOLA

Pubblicato settembre 24, 2012 da attioscene in METTITI NEI SUOI PANNI 2012

SULLA DIGNITA’   1 comment

Abbiamo appena finito la scena di “Gelsomina e il matto” da “La Strada”.
Un po’ di gente si è fermata, ha applaudito.

Sono molto stanca, ma contenta. Questa è l’ultima sera, ieri è andata molto bene.

Stasera però sarà più dura, hanno montato un palco dov’eravamo ieri e ci
siamo un po’ ristretti in un angoletto… inoltre hanno cominciato da
poco a suonare, non a volume eccessivo, ma senza microfoni è durissima riuscire a farsi sentire.

C’è un ragazzo sulla trentina o poco meno, che ci osserva. Ha letto i cartelli, e ogni tanto si avvicina, sembra voglia parlarci.

E’ un momento un po’ di morta, ci stiamo organizzando per la serata. La seconda sera nello stesso posto sarà più dura, perchè se ci sono gli stessi di ieri e abbiamo già sparato le cartucce migliori, c’è paura che non funzioni più. E poi stasera tocca a Shock fare il pupazzo, anzi il “Pupazzone”, viste le dimensioni. Abbiamo fissato alcuni pezzi di un’improvvisazione sulla musica de “L’apprendista Stregone”. Lo schema è simile a quello di ieri sera ma i ruoli sono invertiti, stasera sono io ad avere gli occhi aperti e questo mi mette molto più in difficoltà.

Con gli occhi aperti la ragione è molto più all’erta e con la ragione, il giudizio.

Con gli occhi aperti vedi la gente in faccia, lì a due passi, e non puoi rifugiarti nel tuo mondo, se sei stanco, stare un po’ in trance.

Con gli occhi aperti quando incontri uno sguardo lo devi acchiappare, UFFA, DOV’E’ FINITA LA QUARTA PARETE???

Mentre ci riprendiamo un attimo dalla “Strada” non è chiaro cosa facciano le altre, Aurora non ha ancora cominciato a truccare, qualcuno sta parlando con qualche passante, insomma c’è un po’ di empasse.

In quell’attimo mi avvicino al ragazzo che ora ha l’aria interrogativa, e infattti lui mi chiede: ma cosa state facendo? Glielo spiego, e lui mi dice “ah, meno male, adesso fate qualcosa, qualsiasi cosa, perchè sono già 20 minuti che sto qui e non ho ancora visto niente però il cappello per le offerte è lì per terra e se state solo qui a chiedere l’elemosina dicendo che volete provare a vedere come ci si sente mi pare proprio una stronzata.”

Vorrei scomparire. Se questo è quello che ha visto, ha assolutamente ragione. “No,no, guarda, se fosse davvero questo che stiamo facendo, sarebbe davvero una stronzata!” Non è così, adesso facciamo la cosa del pupazzone.

All’improvviso tutto dinventa difficilissimo. Provo a concentrarmi sul “pupazzone”, ma la musica di quelli che stanno suonando sovrasta quasi completamente la nostra, così sento anche pochissimo e perdo i riferimenti. Comincio ad ascoltarmi, e quindi a giudicarmi. “Sta andando male”… con la coda dell’occhio vedo il ragazzo che si allontana, “E già, ha fatto bene, facciamo proprio pena”. Finisce, abbraccio finale.

Qualcuno applaude, io mi siedo come se scendessi dal palco, ma la strada è il palco, non puoi scendere!

“Dai, dai, rilassati! – mi dice Shock – sei molto tesa stasera”. Ha ragione, vorrei semplicemente sparire, essere da un’altra parte, “facciamo qualche lettura? Lui comincia a leggere a nessuno.
Mi allontano, mi viene quasi da piangere. E’ scomparsa tutta la determinazione.

E’ bastata quell’osservazione, la stanchezza della sera, l’insicurezza di “pezzi” non provati abbastanza, non consolidati.

“Vado via un attimo”, dico. Ci siamo accordati che se qualcuno ha un attimo di defaillance è meglio che si allontani, altrimenti tira giù tutti gli altri.

Vado a guardare Sirolo che si stende più in basso, le lucine da presepe.
E’ tutto molto bello, ma io sento solo la vergogna. “Respira, adesso ti passa”, mi dico.

Shock continua a leggere la fiaba, Aurora non sta truccando nessuno, Francesca non la vedo, forse si è allontanata anche lei.

Aspetta, forse qualcuno si è fermato. Un altro ragazzo sta parlando con Shock “Grazie, grazie! Anch’io ho quel libro di Rodari, è bellissimo quello che fate, grazie! Continuate…

Ecco. Tutto si è di nuovo trasformato. Tutto è di nuovo possibile. Racconto brevemente del mio momento di crisi. “Non bisogna mai perdere la dignità”, mi dice Shock con la sua voce da saggio – “e il rispetto verso ciò che stai facendo”. Cavoli, com’è vero! … e basta veramente un attimo, per perderla, come per ritrovarla…  PAOLA

Pubblicato settembre 7, 2012 da attioscene in METTITI NEI SUOI PANNI 2012

LEGGENDO JURY, MA NON SOLO…   Leave a comment

2012-08-22 21.36.38Accidenti, ho la testa piena di cose da dire e da scrivere, e già sono risucchiata dalla vita “normale” … si fa per dire… ma un po’ per volta ce la farò a scrivere tutto (beh, quasi…) perchè quest’idea è nata dal desiderio di confrontarsi, e allora non si può perdere questa occasione, altrimenti l’obiettivo è davvero mancato.

Comincio quindi col cercare di rispondere a Jury, arginando ancora per un po’ la piena impressional-emotiva-piena-di-spunti-per-nuovi-progetti-ovviamente-stimolati-anche-da-confronti-come-questo:

“..perché una persona che dà dei soldi ad altre che fanno “finta” di essere povere (…nel senso che scelgono liberamente di esserlo), dovrebbe poi sentirsi più “solidale” con tutti quelli che poveri lo sono sul serio, e non per scelta. ?”

…Forse perchè è più facile identificarsi con qualcuno che appartiene al tuo gruppo sociale, come è evidente nell’esempio che riporti.

Questo spiegherebbe perchè a Sirolo, dove ci era stato sconsigliato di andare perchè “c’è gente troppo ricca e quindi meno sensibile a questi temi”, abbiamo invece avuto più “successo”. Questo era il senso di “mettiti nei suoi panni” – prova a pensare cosa si prova, e se tu non te la senti, o non lo vuoi/puoi fare, lo faccio io, e poi te lo racconto. E ti racconto, ad esempio,  la scoperta, per me sorprendente, come lo sarebbe per te che non l’hai mai provato, di muoverti in modalità “basso consumo”, limitando il bagno in mare ad una rinfrescata invece di nuotare a lungo come mi piace, perchè sapevo di dover risparmiare energie, il mio corpo lo richiedeva, così come evitare di prendere il sole per lo stesso motivo (l’abbronzatura passa in secondo piano, come tante altre priorità che si ribaltano). Dalle reazioni che vedevo nelle persone con cui ho parlato, la curiosità arrivava, anche solo attraverso il “ma chi glielo fa fare”.

Quindi, direi che dal mio punto di vista, l’obiettivo di parlare con tanta gente, e farla riflettere, provare a pensare a cosa si prova, è stato abbastanza raggiunto (non so se questo poi porti ad essere più solidali, credo di sì, (sarebbe bello se qualcuno di quelli che abbiamo incontrato ce lo raccontasse, magari proprio qui) quanto meno a   sbirciare per un attimo il mondo da un punto di vista diverso da quello usuale.

Forse il mio obiettivo non era tanto quello di aumentare la solidarietà verso i poveri, quanto quello, mi ripeto, di far venire la voglia, o la curiosità, o intravedere la possibilità di guardare il mondo da un punto di vista diverso da quello proprio, usuale.

“Un gruppo non gruppo”

…in effetti, a parte me a Andrea, abbiamo saputo abbastanza tardi chi avrebbe partecipato effettivamente, e siccome il progetto iniziale prevedeva dei microgruppi, abbiamo lavorato su performances a due. La scelta di stare in quattro è stata, quindi, davvero un’improvvisata e non c’è stato il tempo prima, e forse l’energia, durante la settimana, di preparare qualcosa in quattro. Ora sappiamo che è assolutamente indispensabile arrivare in strada preparati, molto più di quanto lo eravamo, pena la perdita della propria stessa convinzione, e dignità, che porta a far cadere tutto quanto (ma questa è una di quelle cose su cui conto di scrivere delle riflessioni ancor più approfondite).

Un “tanto di cappello”,poi,  e un grazie particolare a Francesca, che si è messa in gioco al di là di ogni aspettativa, e ce l’ha fatta!!! Grande Fra 😉 PAOLA

Pubblicato settembre 5, 2012 da attioscene in METTITI NEI SUOI PANNI 2012

COMMENTI E RIFLESSIONI FINALI … IN CONTINUO AGGIORNAMENTO   Leave a comment

DA FUORI….

Leggo l’entusiasmo di Paola e Andrea, la voglia di non tornare a casa di Francesca. Leggo di una settimana che ha dato molto a molti e quindi mi sento un po’ a disagio a scrivere queste righe. Premetto: i complimenti sono indispensabili, fanno bene, danno energia. Ognuno di noi, e con noi intendo quelli che sentono l’insopprimibile bisogno di mettersi in gioco e in mostra, senza difese (che ciò avvenga su un palco o su una pagina stampata poco cambia), cerca principalmente questo: l’applauso degli altri. E quindi, per iniziare: complimenti, complimenti prima di tutto per la perseveranza, per non aver ceduto in situazioni che viste da fuori, vi assicuro, veniva assolutamente normale chiedersi “ma chi glielo fa fare?” (e non trovare risposta!), e poi per l’averci creduto, aggiornando il blog giorno per giorno, andando a parlare con la gente, spiegando, raccontando che cosa stavano guardando.

Poi, purtroppo, i complimenti non bastano. Servono a poco, se non si dice la verità. Per carità: le verità sono tante, ognuno ha la sua, ma avendo anche io, appunto, la mia, mi sento in dovere di tirarla fuori, nella speranza che possa aiutare a creare altre esperienze, magari migliori, sia per chi le vive che per chi le guarda, da fuori…

Un obiettivo s-centrato e un occasione mancata

DSC_2614Leggo nel progetto iniziale, che l’iniziativa era mossa dal “[…]desiderio di parlarne, di confrontarsi, suscitare una riflessione intorno ai temi  dell’altro […]”… per tutta la settimana ho assistito al tentativo, encomiabile e continuo, di spiegare e di parlare di questi temi, che sono temi grandi e importanti. È il tema della povertà, e in un momento di crisi come questo è un tema fondamentale. Eppure non riesco a non chiedermi perché una persona che da dei soldi ad altre che fanno “finta” di essere povere (…nel senso che scelgono liberamente di esserlo), dovrebbe poi sentirsi più “solidale” con tutti quelli che poveri lo sono sul serio, e non per scelta.

Mi viene in mente un esperimento fatto alcuni anni fa da una nota trasmissione televisiva. Lo stesso attore, in due giorni differenti e truccato diversamente, si fermava davanti allo stesso bar di periferia facendo finta di avere la macchina senza benzina e non avere soldi in tasca, e chiedeva aiuto. La prima volta guidava una vecchia opel scassata, piena di scatole e buste di plastica, parlava con accento slavo e la ragione per cui era privo di soldi era chiara: era povero!

La seconda volta guidava una mercedes ultimo modello, era in giacca e cravatta e la ragione per cui era senza soldi era abbastanza fumosa (ho dimenticato il portafoglio sul comodino…).

La prima volta resto lì, fuori dal bar, fino a sera, chiedendo inutilmente aiuto, la seconda lo fecero accomodare, gli offrirono il caffè, qualcosa da bere mentre due volenterosi si avviavano con le taniche per  fargli il pieno… a loro spese.

Ecco, mi è sembrato di aver visto mettere in pratica la seconda parte dell’esperimento, ma resto convinto che la prima continuerebbe a finire così come finì in quella trasmissione.

Quello che invece non avete forse colto, o comunque non avete ancora realmente messo a fuoco, è stata la possibilità che vi siete dati come attori di mettervi, anche se temporaneamente e, infondo, solo parzialmente, nei panni di un altro. Un altro che esiste e che, seppur invisibile, cammina ogni giorno nelle nostre strade. L’esercito degli sconfitti, l’altra faccia della civiltà del benessere. Se saprete fare tesoro di questa esperienza, se proverete a lavorare su questi temi, come attori e autori, alla luce del disagio e della sofferenza che avete vissuto, l’importanza di questa settimana andrà ben al di là dell’obbiettivo (s-centrato) che vi eravate posti.

Un gruppo non gruppo

Eravate in quattro, ma mai vi ho visto pensarvi come gruppo. L’idea di mettere in scena qualcosa che coinvolgesse tutti, alla pari, non si è mai fatta realmente strada. Non mi è mai sembrato che ci fossero né la disponibilità né l’interesse a farlo. Paola e Andrea recitavano, Aurora truccava i bambini, Francesca leggeva… eravate uno accanto all’altro, ma potevate essere in strade diverse, città diverse, mondi diversi… nulla sarebbe cambiato. Questo non era bello. Penso che non lo sia stato per chi vi ha partecipato (ma qui ognuno dica la sua…), di sicuro non lo era per chi vi guardava, come me, da fuori. Dava l’idea non di un’improvvisazione, ma di un’improvvisata… la prima attrae, la seconda allontana.

La strada ha le sue regole

… e voi non le conoscevate, ma ora sì, quindi la prossima volta non ci sono scuse. Se si va in strada si va per proporre qualcosa, non “una cosa”. Ho avuto modo di lavorare con voi, come attori, e ho potuto ammirare con quanta cura prepariate i vostri spettacoli: la strada merita la stessa attenzione, anzi, forse di più, perché se a teatro io come spettatore scelgo di venire (e me ne assumo la responsabilità…), in strada sei tu che mi scegli e mi inviti a fermarmi (e devi assumertene la responsabilità!).

È stato un processo, che alla fine ha portato anche alla costruzione di una performance godibile, ma che ha sofferto della assoluta mancanza di preparazione iniziale e, soprattutto, di una strumentazione adeguata.

L’integralismo uccide la fantasia

Ok l’immedesimarsi con l’altro, ok fare un esperienza diversa, ma non si può pensare di andare in scena e offrire qualcosa che trasmetta “energia” al pubblico se non ci si è nutriti a sufficienza, se non ci si è riposati, se non ci si è fatti una doccia, se si è camminato su e giù per il paese, zaini in spalla sotto al sole, per tutto il giorno tutti i giorni.

Solo gli attori di strada più esperti (e a volte neanche loro) sono in grado di vivere solo di quel che riescono a raccogliere in piazza. Questa è una realtà. Se questa esperienza vuole essere realmente appagante (per chi la vive e per chi la guarda) deve in qualche modo scendere a compromessi. Andare in pari tra quanto speso e quanto guadagnato deve essere, secondo me, un obiettivo, non un vincolo.  JURY

DSC_2613
dunque… leggendo il resoconto di Juri mi ci son ritrovata molto… anche perché in realtà abbiamo avuto modo di parlarne a lungo e abbastanza dettagliatamente.
 
personalmente so che avrei potuto fare di più, che mi sarebbe piaciuto fare di più. un po’ perché ho scelto di dedicarmi al truccabimbi, sperando avesse successo (e ne sono ancora convinta, eh!!!) e un po’ perché la mia percezione era d’essere un’appendice di quel che era il duo Andrea-Paola, inscindibile per diversi motivi. quindi anche nel tentativo di proporre, più volte, una performance di gruppo che non si è mai realizzata, mi son sentita un po’ poco utilizzata. 
poi un po’ perché non conoscevo la strada, i ritmi, le esigenze, l’approccio, la gente. un po’ perché questo progetto non mi calzava a pennello, cosa di cui mi son resa perfettamente conto quando la prima sera una signora mi ha domandato ‘ma poi questi soldi li evolvete in beneficenza?’… e a quel punto mi son detta che in effetti sarebbe stato un progetto più vicino a me, raccogliere soldi per darli a chi ne avesse un effettivo bisogno… però la meta che ci eravamo prefissi era un’altra e così… avanti per la realizzazione del piano!
alla fine della fiera, non sto a sbrodolare tutto quel che c’è nella mia testa, è stata un’esperienza davvero notevole e per questo vi vorrei ringraziare… sicuramente mi son divertita, ho riso, ho scherzato, ho giocato, ho fatto facce buffe e ho detto un sacco di cazzate!!, mi sono esercitata, credo di essere stata utile tra trucco e musica e poi… pare abbia avuto dei momenti di narcolessia (purtroppo ci sono le prove ma non lo darei per certo…)… e anche se ho faticato molto su e giù, avanti e indietro con lo zaino e la tenda quasi sempre appresso, il tutto è stato fonte di una ricca e gioiosa esperienza che son certa non dimenticherò… 🙂
…e se in futuro mi andasse di riprovare un’esperienza del genere, lo farei in modo diverso e sicuramente più consapevole. ma questa è già un’altra storia…
 non rileggo più quel che ho scritto perché sono al lavoro e sarà un’ora che tento di porre fine a questo breve sunto!!! quindi perdonate gli errori di forma e l’eventuale sconclusionatezza delle frasi… 🙂 AURORA
Beh che dire………….per me questa settimana è stata straordinariamente bella e forte . Forse è stata più sociale che teatrale ma va benissimo così se questo è servito a far riflettere le persone. Personalmente come dice Auri avrei potuto far di più e forse avremo realmente dovuto dividerci in 2 gruppi , lavorando in due zone ben distinte , o far qualcosa che coinvolgesse tutti……alle volte non facevo nulla perchè sinceramente non volevo interrompere ciò che facevano Paola e Schock …………mi è stato detto più volte di far qualcosa è vero  ma ho pensato che così facendo , proponendo al pubblico due cose assolutamente diverse in uno spazio limitato si rischiava di confonderli e poi comunque non sarei riuscita a invadere lo spazio che in quel momento era loro, mi sembrava di mettermi in qualche modo in competizione leggendo qualcosa a pochi metri………forse ora come ora lo farei, non lo so… ma in quel mentre non ho avuto le palle di farlo .
Riguardo al gruppo bhè ………..è vero che probabilmente da fuori l’idea del gruppo non si percepiva anche perchè non si è mai lavorato in gruppo (almeno per quel che riguarda gli spettacoli proposti) ma in qualche modo, io sentivo che eravamo uniti , sentivo che attorno il gruppo c’era……mi sarebbe piaciuto lavorare insieme anche per gli spettacoli proposti, questo sì, ma comunque il gruppo, l’unione,  io la percepivo .
Per quanto riguardo lo stare senza mangiare invece , ma questo è personale , il fatto di aver l’urgenza di cibarmi era una marcia in più per andare avanti…………ma è pur vero che senza energia si fa poco.
Questi giorni mi hanno arricchito molto e non vedo l’ora di ripartire ( magari in luogo di montagna ? )
Grazie a tutti per le bellissime emozioni che mi avete regalato e per l’indispensabile amicizia di ognuno……………a Juri grazie per la compagnia , i supporti morali , i passaggi e i caffè offerti . A presto………spero per un’altra avventura strampalata .
Baci baci
FRA

Pubblicato settembre 3, 2012 da attioscene in METTITI NEI SUOI PANNI 2012